vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Condove appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Collegamenti ai social networks

Seguici su

Ottant'anni fa come oggi il linguaggio di odio crea il nemico innocente

Ottant'anni fa come oggi il linguaggio di odio crea il nemico innocente

Ottant'anni fa come oggi il linguaggio di odio crea il nemico innocente

27 gennaio 2019

Giornata della Memoria 2019, il discorso del sindaco.


La Giornata della Memoria è una di quelle ricorrenze che continua ad emozionarci. E che purtroppo ci costringe ad ammettere che non abbiamo ancora costruito il mondo migliore per il quale molti hanno combattuto e sono morti. Oggi meno che mai.

L'Olocausto iniziò da misure di persecuzione razziale e politica e di pulizia etnica, messe in atto dal regime nazista del Terzo Reich e dai loro alleati tra il 1933 e il 1945, che portò alla discriminazione e quindi all'eliminazione fisica di 17 milioni di persone che Hitler considerava esseri inferiori, tra cui 6 milioni di ebrei europei e altri milioni di persone tra disabili, malati mentali, omosessuali, zingari, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, come il nostro concittadino Mario Bocco, che abbiamo ricordato ad inizio mattinata, colpevole di aver partecipato forse anche solo ad una riunione clandestina.
In Italia tutto iniziò con le leggi razziali firmate nel 1938 dal re Vittorio Emanuele III. E alla data nella quale queste entrarono in vigore, si presentavano come la più imponente legislazione antiebraica esistente nel mondo intero dopo quella della Germania nazista. I 180 decreti razzisti – giorno dopo giorno – annullarono l’esistenza degli ebrei come cittadini e poi li umiliarono come esseri umani.

L’emanazione delle leggi razziste italiane non è stata la reazione ad un’ingerenza nazista: è stata una scelta del fascismo basata sull’idea di una “razza italica” che discriminava una parte della popolazione perfettamente integrata nel tessuto italiano.
E alle origini di quella che fu l’immane catastrofe della Shoah ci fu il percorso martellante di una propaganda molto determinata, che ha messo in moto dei processi: prima l’esclusione, la criminalizzazione, la distanza sociale, la discriminazione e infine la deportazione e il genocidio. Operazione lenta, subdola, condotta attraverso i giornali e tutte le forme ed i canali di comunicazione, che portò una minoranza integrata da tempo in un'emergenza da debellare.

Ottant’anni fa il duce del fascismo e capo del governo, Benito Mussolini, a Trieste innestò per la prima volta in un discorso pubblico ufficiale il “problema ebraico” e la necessità di “una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime”.
Il linguaggio non è mai innocuo, non è mai casuale; il linguaggio è responsabile della chiamata alle armi contro qualcuno, preferibilmente contro il nemico innocente, un capro espiatorio che oggi potrebbe essere qualsiasi minoranza, lo straniero, l’immigrato. Incitare all’odio, anche attraverso un linguaggio banale, può portare a esiti catastrofici.
È impressionante vedere l’analogia con il passato: ottant’anni fa la programmata volontà di persecuzione si esprimeva con decreti legge, circolari e disposizioni volte a creare nella popolazione un “coscienza di razza” e il mito dell’ebreo pericoloso; il tutto rafforzato con immagini, fumetti, canzoni, letteratura, giornali. Oggi i decreti legge e le circolari rimbalzano e diventano popolari attraverso i meme e le bufale sui social che si riproducono contro qualcuno.

Ottant’anni fa contro l’ebreo cattivo, oggi contro lo straniero pericoloso.

Vorrei leggervi una cosa:
“Quando questo orrore finirà (perchè finirà) si faranno musei e nelle teche ci saranno scarpe, lettere, piccole foto tessera, ciocche di capelli, mucchi di vestiti lacerati.
E ci saranno classi di scuola (perchè ci saranno) che si chiederanno come è stato possibile.
E ci saranno superstiti che racconteranno se questo è un uomo.
E ci saranno quelli che volteranno lo sguardo per la vergogna.
E taceranno.
E diranno che avevano ubbidito agli ordini.
E ci saranno coloro che hanno avuto il coraggio di disubbidire che torneranno ad alzare gli occhi.
E ci saranno nipoti che chiederanno ai nonni da che parte stavano.
E ci saranno nonni, pochi, che risponderanno con verità "stavo dalla parte dell'umanità".
E ce ne saranno altri che abbasseranno gli occhi e non risponderanno”.

Questi versi non sono stati scritti ottanta o settant’anni fa ma il 20 gennaio scorso dalla nostra amica Ilda Curti dopo il naufragio davanti alle coste della Libia del gommone con la morte di 117 migranti.

Meditiamo quindi, non solo su ciò che “è stato”, come ammoniva Primo Levi in “Se questo è un uomo” ma su ciò che sta accadendo oggi e sulle conseguenze.

Io ora concludo ringraziando Ottavio Allasio che accoglie sempre il nostro invito a portare la sua testimonianza. Ringrazio gli organizzatori di questa mattinata e della giornata di domani sul tema della deportazione; l’Anpi e il Museo Valsusino della Resistenza, l’assessore Chiara Bonavero e la scuola, oltre alle rappresentanze delle associazioni e tutti coloro che sono qui oggi a ricordare. E soprattutto ringrazio gli insegnanti che a scuola continuano a fare un lavoro insostituibile su questi temi.

E dico ai ragazzi: siate portatori del nostro NO all’antisemitismo che sta di nuovo manifestandosi; il nostro NO a chi non smette di rappresentare i migranti come diversi, come intrusi, come nemici da sconfiggere; il nostro NO alla violenza, al bullismo, all’aggressione degli inermi, alla soppressione dei diritti.

E invece il nostro SI aprendo il nostro cuore e le nostre braccia al rispetto, alla verità e all’accoglienza.

Emanuela Sarti