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Minerali ed attività estrattive

Nelle rocce presso il Collombardo , all'Alpe delle Frasse e sulle pendici della Punta della Croce nel massiccio del Civrari , vengono estratte varie specie di minerali cristallizzati quali i granati, gli epidoti e le vesuviane, particolarmente pregiati per la loro purezza, luminosità e dimensioni: centinaia di splendidi campioni provenienti da quel sito fanno oggi parte di importanti collezioni in Italia e nel mondo.
Nell'alto vallone del Sessi , non lontano dagli alpeggi di Cormeano , si trovano i resti di un'antica miniera datata 1759, ed oggi parzialmente crollata, dalla quale si estraeva la pietra ollare , di un bel colore verde e facilmente lavorabile per la sua morbidezza, adatta anche alla tornitura per farne vasi, piatti ed altri oggetti.
In prossimità dell'Alpe Balma vi sono le tracce di un'antichissima miniera d'oro, anch'essa crollata e fatta risalire all'epoca romana. Abbandonata per secoli, fu ricoltivata due volte nel ' 600 e poi nel periodo napoleonico, con scarsi risultati.
L'amianto veniva estratto dalle miniere presso la Punta Lunella (sono ancora visibili le tracce salendo per il sentiero che conduce alla vetta, in prossimità dell'unica sorgente della zona).
Altre attività estrattive erano necessarie per l'edilizia, la costruzione delle case e dei villaggi. Si tratta di "losere", dalle quali si estraevano le lastre di pietra dette " lose " utilizzate per la copertura dei tetti.
Le più importanti sono al Colle della Portia , dove è ancora visibile il casotto degli operai addetti alla cava; un'altra è ubicata nei pressi della sorgente Barauda , punto di presa per l'alimentazione dell'acquedotto del capoluogo. Altre losere si trovano nei pressi dell'Alpe Goia , a Rocca Grisolo e sulla riva sinistra del Rio Puta , nei pressi delle borgate Rocca e Dravugna.
Anche la calce veniva prodotta in loco per gli stessi scopi da rocce calcaree, previa frantumazione ed arrostimento in fornaci a legna per un periodo di 15 giorni, sulle 24 ore per ciascuna infornata: si otteneva così il carbonato di calcio, o "calce viva", che per l'impiego veniva stemperata in acqua e mescolata alla sabbia dei torrenti. Sono ancora ben conservati i due forni di alpe Grisolo , ed un altro sopra l'abitato di Reno Superiore; altri due forni dello stesso tipo si trovano dopo Maffiotto sul sentiero partigiano che conduce ai Bigiardi (frazione del Comune di Bruzolo ).





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